URBANISTICA
- Avv. Ivana Consolo
- 18 mar
- Tempo di lettura: 1 min
Ecco il mio nuovissimo ed interessante articolo pubblicato su Il Sole 24 ORE NT Plus Enti Locali & Edilizia.
TEMA TRATTATO: quando il chioschetto stagionale diventa struttura ricettiva stabile.
Il Consiglio di Stato non fa sconti: basta una platea in cemento, o qualche muro di troppo, per trasformare una struttura amovibile in un abuso edilizio insanabile. Lo conferma la recente Sentenza numero 1903 del 9 Marzo 2026.
IL CASO: nel 2004, due cittadini ottengono il permesso per un chioschetto stagionale in legno. Dopo 16 anni, il Comune scopre che la struttura "leggera" è diventata un complesso stabile con tanto di fondamenta, mattoni e metrature raddoppiate.
RISULTATO? Ordine di demolizione inevitabile.
Ecco i 3 principi chiave della Sentenza:
• Il criterio funzionale: un’opera non è amovibile solo perché tecnicamente smontabile (svitando bulloni). Se soddisfa esigenze permanenti e viene ancorata al terreno, cambia natura giuridica.
• Il tempo non sana l'abuso: non importa se sono passati 16 anni. L'ordine di demolizione è un atto dovuto e l'amministrazione non ha discrezionalità, poichè deve ripristinare lo stato dei luoghi.
• Licenze commerciali vs Edilizia: aver ottenuto licenze per l'attività commerciale non regolarizza la struttura sotto il profilo urbanistico. La realtà sostanziale prevale sulla forma burocratica.
In estrema sintesi, la tolleranza o il silenzio della Pubblica Amministrazione, non creano un "diritto all'abuso". Chi costruisce in difformità totale dal permesso originario non può invocare il trascorrere del tempo per evitare la ruspa.
Di seguito, il link all'articolo integrale:


