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CONDOMINIO

  • Avv. Ivana Consolo
  • 25 giu
  • Tempo di lettura: 1 min

Che cosa succede se il condizionatore centralizzato del condominio si guasta d'estate, trasformando un ristorante in una "finestra sull'inferno"? Clienti in fuga, vino che rischia di rovinarsi, e titolari costretti a correre ai ripari noleggiando refrigeratori d'aria.


La domanda è: il risarcimento scatta in automatico?


La risposta è NO, e ce lo spiega una recente e chiarificatrice Sentenza della Corte d’Appello di Perugia (n. 272/2026), che ha ribaltato il giudizio di primo grado.


Il principio chiave? Nel diritto civile non basta "patire un disagio", serve una prova rigorosa del danno.


La Corte ha letteralmente smontato le richieste del ristoratore su 3 punti fondamentali:

Lucro cessante: non basta mostrare il calo di fatturato nei mesi del guasto. Nel caso specifico, le perdite coincidevano con le restrizioni COVID-19, un fattore esterno che ha interrotto il nesso di causalità.

Danni alle merci (vino): per chiedere il rimborso dei prodotti ammalorati serve una perizia tecnica o enologica che dimostri l'irreversibile alterazione dovuta solo ed esclusivamente al caldo, escludendo una cattiva conservazione precedente.

Spese di mitigazione del danno (noleggio refrigeratore): presentare un semplice PDF della fattura non basta se la controparte la contesta. Occorre dimostrare l'effettivo esborso con pagamenti tracciabili o quietanza.

Il principio da ricordare: chi agisce in giudizio per un danno patrimoniale legato all'impresa, non può affidarsi a semplici suggestioni o presunzioni. Serve un corredo istruttorio impeccabile, altrimenti si rischia non solo il rigetto, ma anche la condanna alle spese di lite!



 
 
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